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Escher a Roma


Tra i tanti artisti che non si riuscirono a sottrarre al fascino del Gran Tour c’è stato anche Maurits Cornelis Escher che visse a Roma in quegli che egli stesso definì "i migliori anni della mia vita"; qui nel 1926 fece la sua prima mostra da cui iniziò la sua fama nel mondo.

Era arrivato a Roma nel 1925 e si stabilì nel quartiere di Monteverde Vecchio alle pendici del Gianicolo, in una villetta di Via Poerio che aveva comperato e dove si era stabilito dopo aver vissuto per un anno a Frascati; dalla sua casa romana partiva periodicamente per viaggi alla scoperta dell’Italia. Amò particolarmente le terre senesi, i paesi della costiera amalfitana - dove a Ravello aveva conosciuto e sposato la moglie -, della Calabria e della Sicilia.

A Roma nacquero i suoi due figli; la famiglia abitava al terzo piano della villetta Liberty, mentre l’artista aveva il suo studio in un’altana al piano superiore; nella famosa litografia della sfera che riflette, Escher si trova proprio nel suo studio della villetta di Monteverde.

A Roma Escher trovò un ambiente artistico vivace: celebri incisori, come Morbiducci, Viani e de Carolis, illustravano alcune riviste con le loro xilografie ed il direttore dell'Istituto Olandese divenne suo amico. Nella capitale Escher ebbe l'onore della prima grande mostra personale, a Palazzo Venezia nel 1926, che fu organizzata dal Gruppo Romano Artisti Incisori promosso dalla storico dell’arte Federico Hermanin, il fondatore del Museo di Palazzo Venezia; l'esposizione riscosse un discreto successo di critica e di pubblico.

Di tutto il periodo italiano ha lasciato numerose incisioni, litografie e mezzetinte che ritraggono soprattutto i borghi isolati dell’Italia che amava. Anche di Roma ci sono luoghi che l’artista ha rivisitato con la sua penna: della città Escher non amava i monumenti antichi ma "l'atmosfera notturna della città, con la nuova illuminazione pubblica e le grosse cupole delle chiese".  Quello che amava di più era disegnare seduto ad un caffè nell'oscurità con l'ausilio di una piccola torcia appesa alla giacca; da questa attività nel 1934 nacquero una serie di incisioni di Roma notturna vista dai suoi occhi.
L’opera di Escher è stata fortemente influenzata dalla sua lunga permanenza in Italia e la sua produzione artistica fino agli anni Quaranta rifletteva le strutture geometriche italiane che sono state i suggerimenti compositivi su cui avrebbe poi sviluppato l’architettura del paradosso.
Escher rimase a Roma fino al 1935, poi si trasferì in Svizzera e in Belgio, che lasciò dopo la scoppio della II Guerra Mondiale; nel 1941 tornò nel suo paese, l’Olanda, dove morì nel 1972.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 21/06/2015)




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