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Domus Scauri

Domus Scauri

Marco Emilio Scauro quando ritornò dalla Siria dove era stato governatore dal 63 al 61, dopo essere riuscito a farsi eleggere edile , decise di ingrandire la domus che suo padre, il console del 115 a.C. aveva costruito alle pendici del Palatino. Scauro era il figlio di Cecilia Metella Dalmatica che rimasta vedova di Scauro, console del 115 a.C, sposò poi Silla che protesse sempre il giovane Scauro come anche Pompeo che, seppure per poco , fu il marito della sorella Emilia Scaura.
La domus si trovava all’incrocio tra la Via Sacra e la Via Nova, probabilmente vicino al lato est della Casa delle Vestali e per ingrandirla egli comperò la casa di Cneo Ottavio dove era nato il piccolo Ottaviano. Scauro non le unì semplicemente, ma decise di demolire ambedue le case per costruirne un’altra con più ampio respiro, una dimora lussuosa e bellissima che è stata considerata la più sfarzosa domus mai costruita.
Nel 58 , proprio durante la sua edilità aveva fatto costruire un teatro di legno,  il theatrum Scauri, che era decorato con ben 360 colonne e quattro di queste erano di cosiddetto marmo africano e venivano dalle cave di Teos in Asia Minore; quando alla fine dei Ludi, il teatro fu smontato Marco Emilio fece collocare le colonne di marmo africano nell'atrio della sua nuova domus sul Palatino. Queste colonne erano altissime, ben 38 piedi pari a 11,23 metri e pesantissime tanto che per trasportarle sino alla domus Scauri fu necessario rinforzare il basolato della Via Nova e per poterle sostenere il basamento dell'atrium dovette essere ampliato e rafforzato; all'interno di questo basamento fu ricavato un ergastolum ( gli alloggi per gli schiavi), composto di 62 cubicula. Quando dopo alcuni decenni la casa passò nella proprietà di Augusto, egli volle che le colonne fossero utilizzate per ornare la scena del Teatro di Marcello.
La Casa di Scauro era una delle più lussuose domus mai costruite fini a quel momenti a Roma e delle meraviglie che l'abbellivano abbiamo testimonianze da tre autori antichi: in primis Cicerone che coevo di Scauro non solo la vide ma vi fu anche ospite, Asconio Pediano che vissuto durante il periodo neroniano dovrebbe averla sicuramente vista prima che bruciasse nell'incendio del 64 e, per ultimo, Plinio il Vecchio che scrive in età flavia quando l'intera area è ormai ricostruita ma che avrà potuto raccogliere le testimonianze orali di quanti avevano potuto vederla.
Ma Marco Aemilio Scauro non potè godersi molto la sua casa, dove probabilmente rimase a vivere Mucia Tertia che aveva sposato dopo che questa aveva divorziato da Pompeo . Nel 56 fu nominato governatore della Sardinia e Corsica e vi rimase per due anni ma quando tornato a Roma volle concorrere per il consolato , fu accusato di malversazioni e assassini durante il tempo del governatorato. Fu processato ma grazie alla difesa da Cicerone fu dichiarato innocente.
Nel 53 tentò nuovamente di essere eletto console ma ci fu un’altra accusa, questa volta di corruzione, alla quale non riuscì a scampare: fu condannato all’esilio. Poco prima di partire vendette la sua casa a Publio Clodio Pulchro che vi andò ad abitare con la moglie Fulvia; Clodio, secondo quanto riferisce Plinio, pagò la casa una somma enorme per l’epoca: 14 milioni ed ottocentomila sesterzi.
Non era passato neanche un anno che Publio Clodio fu assassinato da Milone e Fulvia proprio nell'atrio sfarzoso della domus palatina espose il corpo dilaniato dalle coltellate del marito.

Perlatum est corpus Clodi ante primam noctis horam, infimaeque plebis et seruorum maxima multitudo magno luctu corpus in atrio domus positum circumstetit. (Asconio)

Dopo il funerale Fulvia rimase a vivere nella casa con la sua bambina e la domus doveva essere così bella che non pensò mai di lasciarla e lì andarono a vivere anche i suoi successivi mariti. Dopo la morte di Clodio intrecciò una relazione con uno di suoi collaboratori , Curione, che sposò dopo il lutto e che andò a vivere nella domus Scauri per poco in quanto Giulio Cesare gli affidò l''esercito per combattere contro Giuba in Africa dove rimase ucciso nel 49a.C. Nel frattempo era stato revocato l'esilio a Cicerone che fu anche reintegrato nei suoi beni così che Fulvia dovette restituire la zona della casa costruita sulla proprietà tolta a Cicerone. Quest'ultimo cercò anche di comperare la casa di Fulvia che non era assolutamente intenzionata a vendere. Queste vicende, seppure molto circostanziate, indicano che la casa aveva un valore che trascendeva quello immobiliare intrinseco; era la più bella domus di Roma ed averla significava essere colui capace di primeggiare e per questo rispettato ed onorato dai pari e soprattutto dal popolo. Per questo motivo Cicerone la voleva e per questo motivo Fulvia la tenne per sé ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 08/05/2019)