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Basilica SS. Cosma e Damiano

Basilica SS. Cosma e Damiano

Nel 526 il re Teodorico e sua figlia Amalasunta regalarono al Papa Felice IV due edifici contigui nell'area dei Fori, un'aula rettangolare che era stata parte del Templum Pacis dell'età flavia e un edificio rotondo che gli era immediatamente adiacente ed era stato usato per breve tempo come heroon di Romolo Augusto, il figlio adolescente di Massenzio.
Il Papa ben conscio dell'importanza di quel dono per la posizione che occupava nel cuore di Roma, alla vigilia della guerra gotica decise di trasformarlo in chiesa e di dedicarlo ai due fratelli, santi e medici, Cosma e Damiano.
Felice IV non fece lavori particolari per adattare i due edifici antichi a luogo di culto, infatti già Massenzio aveva trasformato la parte dove era l'abside del Templum Pacis per ricavarci l'aula rotonda che doveva essere il tempio per il Divo Romolo Augusto, il figlio adolescente che aveva fatto divinizzare. Tuttavia Massenzio non ebbe il tempo di completare l'edificio tanto che quando nel 313 Costantino divenne imperatore ne fu modificata la funzione, non sarebbe più stato l'Heroon del giovane Romolo Augusto ma, quasi sicuramente un'aula destinata allo svolgimento delle attività di una magistratura urbana.
I regnanti goti avevano comunque un altro fine quando donarono i due edifici al Papa: quelle costruzioni erano state abbandonate e stavano rischiando di divenire solo dei ruderi, passandoli nel patrimonio della Chiesa era questa a doversi preoccupare del restauro e così Teodorico ed Amalasunta non solo apparvero magnanimi ma riuscirono anche a frenare il degrado del Foro e a contribuire al decus publicus.
Nel Liber Pontificalis così è riportato quanto fece Papa Felice IV:

fecit basilicam Sanctorum Cosmae et Damiani in urbe Roma,
in loco qui appellatur via Sacra, iuxta templum urbis Romae

In realtà l'edificio era stato già trasformato in chiesa nel IV secolo mentre la dedica della chiesa ai Santi Medici Cosma e Damiano avvenne probabilmente nel VI secolo proprio per volontà di Papa Felice IV e rappresentava la risposta cristiana al mito ancestrale dei gemelli e per comprendere a pieno il significato della dedica si deve ricordare che l'entrata della chiesa paleocristiana era dalla Via Sacra, quasi di fronte al Tempio dei Dioscuri.
Se i pagani avevano i loro gemelli divini in Castore e Polluce, i cristiani avevano i gemelli “santi” in Cosma e Damiano. La tradizione cristiana fornisce poche notizie su di loro; erano dei gemelli nati in Arabia ed andarono a studiare l'arte medica in Siria, dove poi nella città di Ciro – vicina ad Antiochia – si dedicarono alla cura dei malati senza farsi pagare, motivo per cui vennero detti medici anargiri, ovvero senza argento. Cosma e Damiano non solo curavano i malati ma li iniziavano anche alla religione cristiana e questa fu la causa del loro martirio che si presume sia avvenuto nel 303 d.C. al tempo di Diocleziano. Torturati e decapitati dal governatore romano di Siria furono sepolti proprio a Ciro e da lì ben presto la loro fama si diffuse nel resto dell'impero. Qualche decennio più tardi la chiesa diverrà anche custode delle reliquie dei due santi portate a Roma dal Vescovo Gregorio riuscendo così a realizzare la coincidenza della chiesa di preghiera (con le funzioni tipiche del titulus) con il sito ad martyrum dedicato al culto delle reliquie.
A Papa Felice IV sono da attribuire i lavori di collegamento tra i due edifici e la trasformazione dell'aula rotonda in vestibolo della chiesa che si presentava come un'aula di culto a navata unica ed era illuminata da finestre sui lati lunghi e sulla facciata; il pontefice utilizzò l'edificio senza cambiarlo nella pianta ma fece realizzare un bellissimo mosaico nel catino absidale per marcare la nuova destinazione d'uso dell'edificio che fu anche il primo edificio pubblico romano a divenire luogo di culto cristiano.
Il mosaico è considerato uno dei capolavori dell'arte paleocristiana e l'iconografia è il primo esempio di superamento della dicotomia tra rappresentazioni della teofania propria delle chiese succedute ai titulus e rappresentazioni dell'effigie del martire proprie dei luoghi di preghiera ad martyrum. Papa Felice IV fece così realizzare un mosaico dove, accanto all'immagine di Cristo ed ai simboli della cristianità, fossero rappresentati anche i due santi al cui culto la chiesa era dedicata.
Il mosaico è il primo ed il più importante dell'arte paleocristiana perché il suo programma decorativo e le simbologie che sottintende diventarono il modello per molti altri edifici di culto sino al XII secolo. Il catino è diviso in due parti, la parte superiore occupata da 7 figure tra cui prevale quella del Cristo che al centro appare sopraelevato, immediatamente ai lati i pilastri della chiesa S. Pietro e S. Paolo che con un braccio accolgono presso di loro i santi medici ed infine, leggermente distaccati, all'estrema sinistra di Cristo S. Teodoro e alla destra Papa Felice IV che ha in mano il modello della chiesa. Riprendendo una consuetudine delle teofanie delle prime chiese paleocristiane (come in Santa Maria Antiqua) anche il papa, in quanto committente, volle essere inserito nella rappresentazione e probabilmente per ragione di simmetria ed equilibrio estetico sull'altro lato venne rappresentato S. Teodoro di cui all'interno della chiesa era custodite delle reliquie.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 04/03/2019)