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Biblioteca Vaticana, la sua nascita

Biblioteca Vaticana, la sua nascita

Quando Aldo il Giovane venne chiamato a Roma nel 1588 come professore di Humaniora allo Studium Urbis, portò con sé la sua biblioteca di libri e incunaboli. Aldo era il nipote di Aldo Manunzio il vecchio, celebre stampatore in Venezia nella cui biblioteca erano raccolti molti Codici antichi, gli stessi che aveva usato per realizzarne la stampa.
Aldo il Giovane aveva ereditato dal nonno quella biblioteca di immenso valore che era quindi sua proprietà personale, ma quando morì nel 1597 il Papa Clemente VIII dispose il sequestro della sua biblioteca che nel 1598 confluì in quella Vaticana; erano 1564 libri a stampa e 342 codici manoscritti.
La Biblioteca Vaticana era stata fondata da Sisto IV nel giugno del 1475 con la bolla Ad decorem militantis ecclesiae e lo stesso papa da subito aveva affidato l'incarico di Prefetto della nuova istituzione all'umanista Bartolomeo Sacchi detto il Platina.
La Biblioteca ed il suo Prefetto rappresentavano la volontà della Chiesa di Roma di ricostituire la biblioteca e l'archivio Vaticano che erano andate perdute , per ragioni ancora non chiarite e probabilmente connesse alla distruzione della Torre Cartularia che si trovava al Foro Romano, nella prima metà del XIII secolo. La Biblioteca Vaticana nell'Alto Medioevo veniva detta Scrinium, ed era stata raccolta a partire dal IV secolo, mentre il suo curatore era detto Bibliothecarius come appare in un documento del 784 relativo alla nomina di Teofilatto da parte di Papa Adriano I .
Negli anni bui del Medioevo nella Turris Chartularia erano stati raccolti i manoscritti che provenivano dalla biblioteca di Papa Agapito al Clivus Scauri ed anche quelli che provenivano dalla biblioteca personale del papa che si trovava al Patriarchio. Nella torre erano anche custoditi gli atti della Chiesa, le scritture che documentavano la sua evoluzione istituzionale e l'attività pastorale, gli scritti dottrinali, i testi delle Sacre Scritture, le opere della patristica, i testi liturgici, i racconti dei martiri ma anche, sorprendentemente, i classici della tradizione culturale paganae quasi certamente quelli provenienti dal Vivarium di Cassiodoro.
Per un certo periodo la Bibliotheca era negli edifici del Patriarchio Laterano dove alla fine del VII secolo ne fu curatore il subdiacono e sacellarius Gregorio che diventerà Papa Gregorio II che è spesso ritratto con un libro tra i suoi attributi.
Uno dei curatori più conosciuti della raccolta di incunaboli della Curia è Anastasio Bibliotecario che fu prima segretario di tre pontefici e papa egli stesso, anche se la storia lo ricorda come antipapa al tempo proprio di Sisto IV. Anastasio era in realtà da giovane era solo il curatore dell'Archivio Pontificio perché la sua occupazione prioritaria era quella di dictator, ovvero era il prelato che si occupava di scrivere le lettere del pontefice quelle in latino ma soprattutto quelle in greco; solo nel 867 fu nominato Bibliotecario della Chiesa Romana da Adriano II. Proprio ad Anastasio Bibliotecario si devono molte ottime traduzioni in latino di opere storiche e agiografiche scritte in greco tra cui le cronache greche di Teofane ma, soprattutto, è l'autore delle Vite de' Papi con lo storie da San Pietro a Nicolò I.
Fino al XII secolo si ha notizia di due raccolte distinte di libri, denominate rispettivamente Bibliotheca ed Archivium, ma solo all'inizio del XIII secolo si decise di costituire una raccolta unica data la vastatio scrinii et bibliothecae. Da quel momento vennero redatti quasi regolarmente degli elenchi dei libri anche se, purtroppo il primo che si è conservato è quello fatto redigere da Bonifacio VIII nel 1295. Da questo elenco mancano libri antecedenti al periodo carolingio per cui si ritiene che siano andati persi tutti i libri antichi in lingua latina mentre sono presenti testi in greco che potrebbero essere un dono di Carlo d'Angiò a Clemente IV. Un altro elenco risalente al 1311 fu stilato a Perugia dove Benedetto XI aveva fatto trasportare i libri che furono conservati nell'Antico Convento di Assisi fino a quando i papi tornarono da Avignone.
Durante la residenza papale ad Avignone andò formandosi lì una nuova biblioteca dopo che tre gruppi di libri furono trasferiti da Assisi; in Francia prese impulso la trascrizione dei testi ma furono fatte anche altre acquisizioni tanto che quando Gregorio XI nel 1378 decise di tornare a Roma nella raccolta avignonese, chiamata a volte Magna Libraria, si trovavano 2000 manoscritti oltre ad altri gruppi di libri di diversa provenienza. Quei codici rimasero ad Avignone e poi per diverse vicende storiche furono dispersi: una parte finì nella biblioteca del Re Sole, una parte fu venduta e solo una piccola parte arrivò nella Biblioteca Vaticana ma questo nel XVI secolo.
Prima che arrivassero a Roma degli stampatori tedeschi per avere i libri non solo della classicità ma anche contemporanei i cardinali dovevano affidarsi ai copisti che realizzavano copie dei codici delle opere più richieste. La raccolta di molti manoscritti presso la Bibliotheca Palatii favorì la diffusione di molte opere perché era consuetudine metterli a disposizione per la lettura o la copia a chi ne faceva richiesta. Nel 1481 nella Biblioteca Vaticana erano custoditi 3500 codici e tra i molti tesori il più antico manoscritto con il Vangelo di Marco, il Codex Vaticanus risalente al IV secolo d.C. ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 22/01/2020)