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Viae tectae e portici in Roma

Viae tectae e portici in Roma

Le rappresentazioni di Roma antica siano gli affreschi millenari che le tele di età neoclassica e romantica per finire ai film e ricostruzioni contemporane, mostrano una città che viveva un'eterna buona stagione sotto un cielo dove splendeva sempre il sole ma questa non era propriamente la realtà. Le piogge d'autunno, il freddo invernale ed il caldo afoso dell'estate si alternavano al clima mite della primavera esattamente come oggi e questo richiese che la vita cittadina potesse essere svolta in spazi coperti così come anche gli spostamenti dei cittadini, tutti rigorosamente a piedi all'interno delle mura, avvenissero sotto spazi coperti: nacquero così le viae tectae che altro non erano che lunghi deambulatori coperti.
Sin dall'età repubblicana uno degli assi principali della viabilità di Roma era la strada che in Campo Marzio correva da nord-ovest a sud-est, dal Terentum al Circo Flaminio e che si ritiene fosse conosciuta come Via Tecta, mentre poi per corruzione del linguaggio venne riportata all'età medievale come Via Recta.
Una attestazione dell'esistenza di questa via tecta è stata individuata da Rodriguez-Almeida, lo studioso profondo conoscitore del FUR, nel frammento 252 della FUR che riporta due linee parallele che corrono lungo tutto il tratto di una strada, idetificata come vicus Aesculapii; queste linee sono fiancheggiate ad intervalli regolari da semplici punti che probabilmente indicano colonne, elementi che la connotano come una via tecta.
Nel 193 a.C gli edili Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo con il ricavato delle multe comminate agli allevatori di bestiame, dopo aver allargato la piazza del mercato (Forum Boarium), prolungarono il porticus che c'era appena fuori Porta Trigemina così che andasse a congiungersi con la via tecta che arrivava dal Campo Marzio.
Ancora nella prima metà del II secolo a.C., secondo Velleio Patercolo, Scipione Nasica console del 162 a.c. per celebrare la definitiva resa di Cartagine, fece costruire a sue spese un portico lungo la Via Sacra che partendo dall'angolo della sua domus prospiciente il Foro Romano, saliva al Tempio di Giove Ottimo Massimo.
Le fonti letterarie del I secolo d.C. citano tre volte una Via Tecta; una prima volta Seneca ne riferisce in un brano del Apokolokýntosis o Ludus de morte Claudii:

Inicit illi manum Talthybius deorum [nuntius] et trahit capite obvoluto, ne quis eum possit agnoscere, per campum Martium, et inter Tiberim et viam tectam descendit ad inferos.

Dove il riferimento alla Via Tecta che scendeva agli Inferi è l'allusione al fatto che la via terminava nei pressi del Terentum. Anche Marziale cita una via tecta nel Liber III degli Epigrammata
Protinus hunc primae quaeres in limine Tectae: Quos tenuit Daphnis, nunc tenet ille lares.

L'invenzione delle vie coperte nacque già all'indomani dell'occupazione arcaica dei primi colli; l'area del Palatino venne presto arricchita lungo i versanti scoscesi con la realizzazione di sostruzioni che sostenevano templi raggiungibili attraverso tracciati viari ricavati nei vari livelli. E' questo il caso della via tecta che si fa risalire già al tempo dei Tarquini quando sul versante ovest del colle furono costruiti i primi terrazzamenti destinati a sostenere i vicus che salivano al Palatino.
A partire dall'età media-repubblicana furono realizzate altre viae tectae come strade interne delle sostruzioni esistenti al fine di acquisire per le necessità dello sviluppo dell'Urbe anche gli spazi dei versanti scoscesi sia del Palatino che del Campidoglio. Agli inizi del III secolo a.C. per ampliare la superficie costruttiva del Palatino furono erette nuove imponenti sostruzioni destinate a sostenere il grande Tempio della Vittoria e la Casa Romuli; queste nuove sostruzioni si sovrapposero a quelle di età regia e le inglobarono. La pendice ovest del Palatino si arricchì di una scenografiva via tecta dopo che nel 111 a.C un incendio aveva gravemente danneggiao il Tempio della Magna Mater. Metello Numidico che finanziò la ricostruzione del tempio lo volle ampliare e fu necessario realiViae tectae e portici in Romaare una grande platea che su un lato si affacciava sul Circo Massimo e dall'altro guardava al Capitolium. Verso il Circo Massimo la platea era sostenuta da archi voltati mentre ad ovest fu costruito un lungo muro, in conseguenza per mantenere la viabilità dal Velabro al Tempio della Vittoria il vicus che partiva dalle Scalae Caci divenne una via tecta che passava sotto la platea della Magna Mater per poi scendere a valle sui terrazzamenti dell'angolo sud-ovest del colle. Questa strada che consentiva una viabilità importante da e verso il Palatino fu sempre oggetto di restauri e miglioramenti fino all'età imperiale ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 19/03/2021)