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Vertumnus

Vertumnus

Lungo il Vicus Tuscus si trovava una aedes dedicata al dio degli Etruschi che presiedeva alle trasformazioni, al cambio delle stagioni ed ai traffici; al suo interno era posta una statua bronzea che proveniva da Volsinii ed era stata portata a Roma nel 264 a.C. da Fulvio Flacco, il conquistatore della città etrusca che l'aveva presa dal fanum Voltmnae.
Gli etruschi chiamavano il loro dio con il nome di Veitha ma altre iscrizioni lo indicano come Veltuna o Voltumna, per i romani divenne Vortumno o Vertumno. A questa trasformazione del nome si ricollega il significa che alcuni antichi gli riconoscevano collegandolo al verbo vertere, da cui vertens con il significato di favorire il cambiamento ed in questo senso a Roma sarebbe stato il dio dell'anno; tuttavia non si sa bene quale fosse il carattere che i romani gli attribuivano al momento dell'introduzione del suo culto. Lo studio dell'etimologia del nome del dio apre a molte sorprese che spiegano come, seppur presente nella religione etrusca, Veltumna non si trova attestato nell'intera area ma solo nelle città di Veio e Volsinii. Veltumna /Veltumena sarebbe solo un attributo con cui veniva invocato il dio Tinia/ Zeus dai gruppi patrizi etruschi che gli rivolgevano le preghiere come garante di patti ed alleanze. Un attributo, assimilabile al Iuppiter Latiaris delle città della Lega Latina, e che rivela un rapporto diretto con il verbo latino volo, vult, velle (= voglio, volli, volere).
Il culto ed il mito di Vertumnus furono riscoperti dai romani al tempo di Augusto – insieme ad altre divinità arcaiche come Giano - come un momento di passaggio necessario per coagulare tutto quanto era pertinente alla religione indigena italica con le divinità “importate” da altri popoli nel tentativo di costruire una religione onnicomprensiva ed alla stesso tempo capace di assegnare ad ogni divinità un ambito che non svilisse la cultura da cui era stata venerata ed era in ultima analisi espressione.
Per questo motivo Properzio nell'elegia 4.2 da voce alla statua posta lungo il Vicus Tuscus e gli fa dichiarare nel suo monologo rivolto ai passanti:

Tuscus ego Tuscis orior, nec paenitet inter
  proelia Volsinios deseruisse focos.
Haec mea turba iuvat, nec templo laetor eburno:
Romanum satis est posse videre Forum.

Io Etrusco dell'Etruria ho i natali, né mi rincresce
tra le battaglie di Volsinii aver disertato i focolari.
Questa folla mi piace e non rimpiango un tempio d'avorio:
sono soddisfatto di poter vedere il Foro dei Romani.

Alcune notizie lo indicano come la divinità maggiore della religione etrusca ed al suo culto era dedicato il fanum Voltumnae che si trovava proprio a Volsinii il sito dove ogni anno avveniva la riunione delle dodecapoli etrusca. Varrone lo proclamò “ Deus Etruriae princeps” anche se poi lo elenca insieme ad Opi, Flora ed altre divinità arcaiche il cui culto era stato introdotto a Roma dal re Tito Tazio quindi un dio dalla doppia matrice sia etrusca che sabina. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che un dio Vertumno venerato in Etruria non sia in realtà esistito e che si sia verificato un fraintendimento tra il nome della dea protettrici di Volsinii il cui nome Veltune molti somigliava a quello del dio arcaico dei Latini Vertumnus; ed ancora che la consonanza dei nomi sia stata in realtà utilizzata per dimostrare che i due popoli avevano radici comuni ed anche onoravano la stessa divinità, elemento che potrebbe aver avuto il suo peso nel difficile processo di assimilazione di un popolo attraverso non solo la sua cultura ma anche la religione.
Secondo Dumezil, il grande studioso dei culti dell'antica Roma, Vertmno o Voltumna sarebbe in realtà un epiteto di Tinia, l'equivalente etrusco di Zeus-Giove. La sola attestazione della sua appartenenza la pantheon etrusco si ritrova nel cosiddetto Specchio di Tarchies dove è rappresentato come un dio giovane armato di lancia.
Questa interpretazione della divinità può essere considerata una conferma indiretta di Vertumnus come dio propriamente romano ma per ragioni di opportunità spostato già in età arcaica in ambito etrusco ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 13/02/2020)