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Lo stoicismo romano

Lo stoicismo romano

Da una scuola di pensiero nata nel III sec. a.C. ad Atene dove il suo fondatore Zenone riuniva i suoi allievi sotto una stoà (portico) prese il nome lo stoicismo divenuto poi una scuola di pensiero a cui si formarono i governanti di Roma.
La dottrina fu introdotta a Roma da Panezio di Rodi che nel 145 a.C trovò protezione presso il Circolo degli Scipioni, di cui facevano parte Scipione l'Emiliano, Caio Lelio, Lucilio, Rutilio Rufo, Terenzio Afro, a cui lo introdusse l'amico Polibio. Panezio fu precettore e consigliere politico di Scipione Emiliano e dopo la sua morte nel 129 tornò ad Atene.
Panezio portò a Roma una concezione del sapiens propria dello stoicismo, i cui valori erano l'esaltazione della libertà e dignità dell'individuo che si adattavano all'etica romana: «Il civis diventa homo non rinnegando i valori della propria città ma perfezionandoli al contatto di altre culture e superando i limiti del gretto nazionalismo catoniano.»
L'evoluzione che con lui ebbe la filosofia stoica fu l'inevitabile conseguenza degli avvenimenti storici di cui Roma era la principale protagonista; la vittoria sui Macedoni a Pidna nel 168 e la distruzione di Cartagine nel 146 a.C aveva messo in crisi la teoria della divinazione, se non era più accettabile credere che dalla conoscenza di antecedenti segni si poteva prevedere con certezza eventi successivi, se la connessione non c'é , allora non esiste il destino ma l'evoluzione storica dipende solo dall'uomo e da come indirizza le sue azioni. Da qui la speculazione di Panezio sull’origine della società umana e dello Stato, sulla Costituzione politica mista e sul ruolo del cosiddetto Princeps che avrà una parte importante nella storia di Roma ed offrirà la legittimazione filosofica dell'imperialismo romano prima e della nascita dell'impero poi.
La visione del mondo di Panezio molto meglio si attagliava all'etica che sarà di Augusto; piacere e dovere sono egualmente presenti quali inclinazioni degli uomini ma è la natura individuale che, pur imperfetta, determina il raggiungimento di una sempre maggiore perfezione, quindi gli uomini pur essendo tutti uguali hanno ognuno una posizione diversa nella gerarchia sociale data dalla capacità individuale di operare per il bene di tutti. Un secolo prima che Augusto divenisse “primus inter pares” Panezio gli aveva fornito la legittimazione filosofica al ruolo che si era ritagliato fra i nobili dell'aristocrazia romana.
La dottrina di Panezio era comunque solo una delle correnti dello stoicismo la cui fortuna nel suo evolversi è rimasta comunque legata al suo fondatore Crisippo; nel cosiddetto stoicismo di mezzo rimase vivo il suo pensiero per merito di Antipatro di Tarso ma anche per la polemica con Posidonio. Antipatro non solo fu maestro di Panezio ma attraverso gli scritti influì anche su Cicerone, su Seneca, fino ai neostoici quali Musonio Rufo e poi Epitteto.
Fu però Zenone di Cizio a fondare lo stoicismo come scuola di pensiero.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 16/09/2020)