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Santa Maria in Via Lata

Santa Maria in Via Lata

Sin dai tempi di S. Silvestro Papa esisteva sulla Via Lata, oggi Via del Corso, una chiesa ed un monastero dedicato a S. Ciriaco, ed erano parte di una diaconia dove si dava assistenza ai poveri ed ai pellegrini. La diaconia occupava dei locali ricavati costruendo alcuni muri tra i pilastri e le colonne di età imperiale di un portico che correva parallelo al primo tratto della Via Flaminia detta Via Lata, quello che dalla porta Ratumena in cima al Clivio degli Argentari arrivava sino all'arco dell'Acquedotto Vergine nel quale era stato ricavato l'Arco di Claudio. Il Portico era quello della Curia Annonaria, antistante i magazzini in cui venivano conservate i cereali per le distribuzioni al popolo. Secondo quanto emerso dai rilievi archeologici l'edificio risale al periodo adrianeo e sarebbe stato molto più lungo di quanto appare dai resti trovati sotto la Chiesa di S. Maria in Via Lata; si presume che fosse lungo 100 metri per cui oggi ci dovrebbero essere ulteriori vestigia, che passano sotto il Vicolo Doria per finire al di sotto del Palazzo Dorio-Panphili.
A partire dal V secolo d.C. questi locali divennero i magazzini della Diaconia di Santa Maria in Via Lata, una delle sette volute da Papa Fabiano e destinata ad hospitium per i pellegrini che arrivavano sempre più numerosi a Roma. La diaconia era affidata a monaci greci e la chiesa fu consacrata da Papa Sergio I, papa di origine siriaca.
Era una delle quattro diaconie palatine, ovvero dove i cardinali assistevano il papa nelle celebrazioni liturgiche e come tutte le diaconie si occupava di assistere quella parte di popolo più povera, le vedove e gli orfani. Le diaconia ancora nel V secolo avevano competenza territoriale seconda la ripartizione augustea in XIV regiones ed alla Diaconia in Via Lata spettava l'assistenza della Regio VII Via Lata e la zona nord della Regio IX Circus Flaminius quella che dai Saepta Julia arrivava sino al Mausoleo di Augusto.
Leggende cristiane indicano questo luogo come dimora dell'Apostolo Pietro quando venne a Roma, tanto da essere indicata in alcuni scritti come “prima residenza del Trono di Pietro”, e poi anche di Luca, che qui avrebbe scritto gli Atti degli Apostoli e dipinto un'icona della Vergine Maria che sarebbe andata perduta nel VIII secolo. Per questo motivo nel XIII secolo ne furono fatte delle copie di cui una si trova ancora nella chiesa Superiore.
Nel VII secolo Roma era ormai ridotta ad un città di circa 70.000 abitanti che abitavano per lo più in Campo Marzio perchè qui l'accesso all'acqua era più vicino e non tanto a quella del Tevere quanto a quella dell'Amnis Petronia e forse fu la numerosità dei fedeli che indusse Papa Sergio I a volere che nei sei locali della diaconia fosse anche istituito un oratorio. Per poterlo fare furono abbattuti i mezzanini lignei creati per sostenere cereali, messi in comunicazione gli ambienti creando tre navate e costruita l'abside sulla navata centrale. Su questa chiesa si trovano note anedottiche nel Theatrum Romanae Urbis di Bruzio, erudito canonico del XVII secolo, quale la notizia della reliquia del corpo di S, Agapito che Sergio I avrebbe voluto porre sotto il primo altare dedicato alla Vergine Maria e sul quale doveva trovarsi la famosa icona della Vergine dipinta da S. Luca.
Negli affreschi alle pareti fu rappresentata la storia dei Sette dormienti di Efeso, un fatto miracoloso raccontato anche nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine riguardante sette giovani martiri al tempo delle persecuzioni di Decio ed il cui culto era condiviso dalla chiesa cristiana, copta, ortodossa ed anche raccontata nel Corano; solo nel XVI secolo il Cardinale Baronio volle confutare il miracolo e rigettarne l'autenticità sulla quale peraltro storici ed archeologici stanno ancora studiando e dibattendo ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 04/02/2021)