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I romani si curavano con il laser

I romani si curavano con il laser

L’etimologia latina del nome laser non ha nulla a che vedere con l’acronimo del XXI secolo LASER, che si riferisce ad un comportamento fisico della luce quando è stimolata dalla radiazioni, ed oggi trova molte applicazioni in medicina per la cura di patologie anche molto diverse, tuttavia per ironia della sorte anche il laser dei romani fu usato per curare le malattie più diverse.
Il laser antico e le sue proprietà furono scoperte dopo pochi anni dalla fondazione dei Cirene nel VII sec. a.C dagli abitanti di Thera che qui si erano rifugiati dopo che la loro città era stata distrutta dall’esplosione del vulcano di Santorini. Il popolo di etnia greca che proveniva dall'isola scoprì casualmente questa pianta selvatica che chiamarono silfio e della quale si doveva usare il succo, un lattice resinoso chiamato laser che aveva il sapore simile a quello dell’aglio; il lattice si solidificava al contatto con l'aria, assumendo un aspetto ceroso.
Ippocrate ben conosceva il Silfio e lo usava per curare molte malattie; curava il mal di gola, l'asma, l'epilessia e l'itterizia, ma anche i disturbi di circolazione ed i romani lo usarono anche come antidoto al veleno ed il medico Aulo Cornelio Celsio, che curò anche Augusto, vi aveva ricavato anche delle gocce per gli occhi.
Tutto il mondo conosciuto richiedeva il silfio che era la vera fonte di ricchezza di Cirene ma poiché era una pianta che non si poteva coltivare, nel giro di qualche secolo era scomparsa dal territorio di Cirene. Al tempo di Augusto la pianta era già diventata molto rara ed il suo prezzo era molto aumentato; Plinio ricorda che nel 93 d.C. ne furono importate a Roma ben 30 libbre ( circa 10 kg) a spese dello stato e questo acquisto fu poi ricordato per oltre un secolo.
Lo stesso Plinio nel De Historia Naturalis indica come deve essere usata la pianta che lui chiama “laseris radicula”; Plinio consiglia di unire una piccola radice di laserpizio ad un miscuglio con foglie di cavolo pestate, aceto, miele, coriandolo, ruta e menta per curare il mal di testa, “bagliori e distillazioni” agli occhi, dolori alla milza, allo stomaco ed al “precordio”.
Tra le tante proprietà curative sembra che il silfio avesse anche una proprietà anticoncezionale ed abortiva, sempre Plinio confessa che il segreto di questa pianta era senz'altro la possibilità di prevenire gravidanze indesiderate e questo era il motivo del suo successo in tutto il mondo antico.
Ma il Silfio anche in campo sessuale non smentisce la sua fama d rimedio er ogni esigenza; sembra che i suoi semi fossero un potente afrodisiaco, anche Catullo non riesce a tacere di questa pianta (Carme,7)

… Quanti sono i granelli di sabbia africana
che è sparsa in Cirene ricca di silfio, …


Le restanti parti della pianta servivano a scopo culinario oppure per la fabbricazione di profumi. Inoltre, i terreni coltivati “a Silfio” erano considerati ottimi per il pascolo del bestiame perché si riteneva che rendesse soavi e morbide le loro carni.
La moderna scienza erboristica considera il Silfio come una specie di finocchio appartenente alla famiglia delle piante Apiaceae, e sembra siano state similitudini in una varietà ancora esistente la Ferula tingitana di cui fanno parte moltissimi nomi noti presenti sulle nostre tavole: oltre al finocchio comune ci sono tra gli altri anche la carota, il cumino, il finocchio, il prezzemolo, il cerfoglio, il coriandolo, l'angelica, la pastinaca e l'aneto.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 19/01/2021)