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Ottaviano, il Princeps

Ottaviano, il Princeps

Nel maggio del 44 d.C. Gaio Ottavio divenne figlio adottivo di Giulio Cesare ed assunse il nome di Gaio Giulio Cesare prendendo quindi il cognomen della gens Julia; nel 42 d.C. dopo la deificazione di Julius Caesar divenne  Gaius Iulius Caesar Divi Filius Imperator, ma sarà solo dopo il 40 che sostituì il nomen Gaio Julio con imperator diventando Imperator Caesar Divi Filius , Imperatore Cesare figlio del Divino. Il progressivo cambiamento nel nome corrisponde ad un cambiamento della posizione di potere di Ottaviano ed all’evoluzione della sua visione politica che segnerà per sempre il destino di Roma. L'appellativo di imperator Ottaviano lo condivise solo con Agrippa che affiancò a sé nella gestione del governo dal 18 a.C. sino alla morte del fidato amico nel 12 a.C. Fino ad allora imperator era l'appellativo con cui era designato il generale a cui il Senato affidava il comando di tutte le legioni impegnate in campagne di guerra; quando la guerra terminava ed il comandante rientrava a Roma perdeva i suo appellativo e rimetteva al Senato il potere.
Imperator era un attributo che apparteneva alla tradizione romana di età repubblicana ed il cui significato letterale era “colui che comanda”; imperator era colui che deteneva l'imperium, ovvero il comando e, se lo stato era in guerra esisteva l'imperium militiae concesso dal Senato al generale che aveva il comando dell'esercito e che veniva esercitato a partire da un miglio fuori le mura della città; quando lo stato era in pace c'era invece l'imperium domi che spettava ai due consoli congiuntamente nell'anno dell'incarico. Ma sul finire dell'età repubblicana e soprattutto dopo le dittature di Mario, di Silla e di Giulio Cesare, l'appellativo divenne un riconoscimento che le legioni facevano per acclamazione a colui che consideravano la loro guida, di solito al generale dopo la vittoria in battaglia. Polibio riporta che la prima acclamazione di imperator fu per Scipione da parte dalle legioni che aveva guidato alla vittoria contro i Cartaginesi nel 208 a.C., ma fu Giulio Cesare a capire che sul potere dell'imperator era possibile costruire una nuova forma di governo.
Dopo la riforma dell'esercito voluta da Mario e di fronte all'importanza crescente dei legionari, da cui dipendeva non solo e non tanto la difesa di Roma quanto le sue conquiste portatrici di ricchezza e potenza, il Senato aveva visto ridimensionate di fatto le sue prerogative fino ad abdicare di fronte a Cesare nominandolo dittatore a vita e creando così la ragione del suo assassinio. L'elite aristocratica romana non poteva rinunciare all'alternanza delle cariche a cui sapeva erano connessi non solo gli alti valori morali della res publica ma anche e soprattutto le possibilità di arricchimento che il sistema di governo repubblicano aveva da sempre consentito ad un numero ristretto di familiae. Anche se i tempi erano ormai maturi per un cambiamento nel sistema di potere, le gentes che discendevano da patres non erano ancora pronte ad accettarlo e tanto meno che questo si sostanziasse nella guida dello stato affidata ad un solo figura; doveva arrivare un uomo che riuscisse a creare le condizioni di compromesso. Già con Silla si erano manifestate le condizioni per un cambiamento, eppure nel 79 a.C. egli lasciò la vita politica al termine del suo consolato del 80 dopo che già l'anno prima aveva rimesso il suo potere di dittatore nelle mani del Senato. Nel periodo della dittatura Silla aveva proposto e fatto promulgare dei provvedimenti che avrebbero dovuto salvaguardare la supremazia del Senato e dell'oligarchia aristocratica che lo componeva, tuttavia, forse per gli episodi di prepotenza, soverchieria e crudeltà che accompagnarono le riforme si favorì la crescita della fazione dei populares fino alla contrapposizione con gli optimates che degenrò in una nuova guerra civile.
L'abbandono di Silla ebbe come conseguenza che a primeggiare sulla scena politica rimase Gneo Pompeo che dopo aver stroncato la rivolta dei gladiatori guidati da Spartaco ed aver vinto su Sertorio e Lepido, pretendeva il consolato sebbene la riforma sillana permettesse la carica solo a chi avesse già avuto una magistratura. La volontà di Pompeo di prendere il potere ed il forte appoggio dell'esercito e di Crasso bastarono a scavalcare la legge; ottenne il consolato per l'anno 70 a.C. ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 09/06/2020)