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Epigrafia e pubblicità nell’Antica Roma

Epigrafia e pubblicità nell’Antica Roma

La comunicazione nel mondo romano avveniva attraverso la scrittura esposta agli occhi di tutti, per questo motivo le iscrizioni scoperte sui muri degli edifici rivestono un carattere unico. Certo non si può pensare che tutti fossero in grado di leggere quanto iscrizioni ed epigrafi comunicavano ma l’alfabetizzazione era abbastanza diffusa non solo tra i patrizi, ma anche tra i plebei soprattutto quelli impegnati in attività mercantile e non ultimi gli schiavi molti dei quali erano secretari, scriba ed addirittura precettori, e per i quali a Roma esistevano anche delle scuole.
“Si calcola che l’alfabetizzazione raggiunta nell’impero romano, agli inizi del VI secolo e alla fine del V secolo, sia stata raggiunta poi dall’Europa soltanto nel secolo scorso (nda XX sec.). Alla fine dell’impero invece nessuno sapeva più leggere le epigrafi, nessuno o pochissimi, sapevano il significato della quantità enorme di iscrizioni che vedevano intorno a sé.” (Federico Zeri).
Vi era una comunicazione formale ed una comunicazione informale e se alla prima sono da riferirsi le comunicazioni di tipo istituzionale, la seconda raccoglie parole scritte in luoghi pubblici con finalità anche molto diverse.
Se si escludono le parole scritte per il piacere puramente edonistico di farle leggere e che si può far rientrare nella mania di scrivere sui muri di cui l'esempio più eclatante è la scritta ritrovata a Pompei:

ADMIROR, PARIES, TE NON CECIDISSE RUINA
QUI TOT SCRIPTORUM TAEDIA SUSTINEAS

“Mi stupisce, o parete, che tu non sia ancora caduta in rovina,
poiché rechi il peso delle fesserie di tanti scrittori”

molti aspetti della vita quotidiana rivelano invece le scritte realizzate intenzionalmente per raggiungere uno specifico tipo di lettore.
Anche le tecniche usate per scrivere sui muri aiutano a definire la funzione affidata in alcune occasioni alla scritta. Oltre alle tecniche dell'incisione e dell'inchiostro era utilizzata una terza tecnica, la scrittura dipinta, che sembra fosse la più utilizzata ma di cui purtroppo abbiamo un numero minore di esempio a causa dalla facilità con cui si cancellava naturalmente. Proprio per questa caratteristica gli studiosi le chiamano “scritture vulnerabili”.
La scrittura dipinta era la tecnica di scrittura utilizzata per i libri lintei , come ad esempio i Libri Sibillini, che non venivano aperti con frequenza e così la scrittura dipinta pur nella sua vulnerabilità riusciva a resistere nel tempo. Tuttavia per la felicità e velocità di realizzazione la scrittura dipinta veniva utilizzato molto per avvisi temporanei e cartigli mobili come i vessilli dell'esercito, nei tituli esposti per i trionfi, nelle esecuzione delle damnationes, nelle cerimonie funebri ed altre manifestazioni che avevano carattere d temporaneità. Altra caratteristica importante di questo tipo di scritture è che a volte prevedeva un supporto come ad esempio quando veniva utilizzato per riportare ordini militari: nell'esercito le informazioni erano riportate su tavole lignee dealbate.
Altro impiego tipico della scrittura dipinta era nei colombari, esempi ne sono stati ritrovati in quello di Villa Panfili dove vicino ad ogni nicchia era posta una tabula ansata sulla quale veniva tracciato con vernice rossa e nera il nome del defunto.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 28/10/2020)