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Augusto Pontefice Massimo

Augusto Pontefice Massimo

Nel 12 a.C., il giorno 6 di marzo, Augusto fu nominato Pontifex Maximus, ma di fatto già dal 29 a.C egli era entrato in tutti i collegi sacerdotali, di cui aveva aumentato il ruolo religioso seppure limitandone l'influenza politica, assumendone di fatto l'effettivo controllo di tutte le organizzazioni sacerdotali di Roma. Fino a quel momento Pontefice Massimo era stato Marco Emilio Lepido che aveva assunto la carica all'indomani dell'assassinio di Giulio Cesare, una ricompensa di Antonio per averlo appoggiato.
La carica di Pontifex Maximus era a vita e per questo che Ottaviano dovette aspettare la morte di Lepido sebbene lo avesse di fatto esautorato per aver sostenuto Sesto Pompeo, il figlio di Pompeo che si era opposto alla presa del potere di Ottaviano che impiegò circa tre anni per sconfiggerlo. Lepido, costretto all'esilio nella sua villa al Circeo, poté mantenere la sua carica fino alla morte avvenuta nel 13 a.C.; doveva apparire come un atto di magnanimità di Augusto in realtà il princeps non volle turbare ulteriormente gli equilibri tra i senatori e comunque dimostrare che rispettava le regole del mos maiorum, tanto più che di fatto era ormai anche il capo religioso.
Infatti Augusto già prima del 12 a.C. prese le decisioni proprie del Pontefice Massimo senza esserlo, de autorictate come sottolineava lo storico Ronald Syme; fu così quando nel 29 a.C. fece chiudere le porte del Tempio di Giano e poi ripristinò l'antica cerimonia dell'Augurium salutis, in cui i magistrati chiedevano agli dei di poter pregare per il popolo romano (gli aruspici rivolgevano la domanda agli dei e interpretavano la risposta dal volo degli uccelli).
L'elezione di Augusto a Pontifex Maximus segnò un grande cambiamento nella prassi che fino al I secolo a.C. prevedeva che fosse eletto dal Collegio dei Pontefici dove non era ammesso il cumulo delle cariche.
L'istituto del Pontefice Massimo dall'età repubblicana subentrò in effetti al Rex Sacrorum ovvero il Re dei riti, voluto secondo la tradizione da Numa Pompilio, che in età monarchica era l'altra faccia del potere del re che così concentrava su sé sia il potere temporale che religioso. Il Pontifex Maximus era in età repubblicana una carica molto importante in quanto le sue decisioni potevano influire sulla vita politica e quindi era una carica molto ambita dalle famiglie aristocratiche che si contendevano i posti di potere. I sacerdoti erano in grado di orientare le scelte politiche, il loro potere era assimilabile a quello dei consoli basta pensare agli auguri che con le loro interpretazioni indicavano quali erano le azioni da intraprendere o meno.
Ogni culto divino aveva i suoi sacerdoti ed il “primo sacerdote” era anche detto Pontifex, termine il cui significato etimologico è “costruttore di ponti”. Questo significato ed il ruolo religioso del Pontefice sembra derivare dalla cultura etrusca, infatti i romani appresero dagli etruschi l'arte di costruire i ponti ad arco, tecnica tenuta segreta all'interno di una casta a cui doveva essere stata comunicata dagli dei stessi.
I pontefici dovevano essere i custodi del sapere divino e dovevano occuparsi degli atti sacri, e nel III secolo a.C. il pontefice massimo veniva scelto dai comitia e la carica era sempre a vita. Sarà poi la lex Domitia de sacerdotibus del 104 a.C. che cambierà in modo significativo la procedura; i motivi per cui avvenne il cambiamento sono spiegati da Cicerone nella sua De lege agraria. La legge venne proposta da Gneo Domitio Enobarbo durante il suo tribunato della plebe per superare un ostacolo dato da un impedimento religioso che precludeva la nomina da parte del popolo di chi doveva occuparsi dei riti sacri.
La procedura della lex Domitia prevedeva che ad eleggere il Pontefice Massimo fossero 17 tribù estratte a sorte tra le 30 tribù romane e che i candidati fossero prima individuati dal collegio dei pontefici; la legge estese poi la procedura anche all'elezione dei pontefici dei singoli collegi. Alla fine se formalmente tutto il popolo partecipava all'elezione, in realtà il controllo delle cariche rimaneva alle famiglie aristocratiche più influenti ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 18/02/2021)