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L'Auditorium di Mecenate

Nel 1874 durante i lavori per la realizzazione di Via Merulana, direttrice viaria del nuovo quartiere Esquilino deciso dal piano regolatore del 1873, ci fu un importante ritrovamento lungo le pendici sul lato ovest del colle che al tempo di Roma imperiale ospitava alcune delle più belle ville suburbane note anche come Horti Lamiani, Horti Liciniani e Horti di Mecenate.
Fu scoperto un ambiente conservato in gran parte della sua struttura e, come era attestato dalle fonti letterarie, in quell'area doveva trovarsi la villa che era stata di Mecenate e quindi l'ambiente doveva appartenere agli Horti Maecenatis.
Quest'area sino a quando Mecenate riuscì ad ottenere la concessione per potervi edificare, era occupata da un sepolcreto risalente addirittura alla prima età repubblicana e delimitata dalla terminatio fatta apporre dal pretore Lucius Sentius. In osservanza delle disposizioni contenute nelle XII Tabulae, il primo corpo di leggi scrittte di Roma, il pretore Senzio aveva stabilito un'area di rispetto esterna alle mura in cui per motivi igienici non si potevano innalzare gli ustrina, seppellire i cadaveri e smaltire le immondizie.
Mecenate proprio per la posizione di potere che occupava, in quanto amico di Ottaviano, ottenne di cambiare la destinazione urbanistica del colle da cui si godeva una magnifica vista sia verso il Foro e gli altri colli, ma anche verso le colline che circondavano l'Urbe. Secondo gli storici la sua bonifica non fu altro che un interro che comunque come riportava Orazio:

nunc licet Esquiliis habitare salubribus atque
aggere in aprico spatiari, quo modo tristes
albis informem spectabant ossibus agrum, ...


Ora è possibile abitare sull’Esquilino reso salubre, e
si può passeggiare sui bastioni soleggiati, ove prima si scorgeva
un campo tristamente biancheggiante d'informi ossa, …

La bonifica attuata da Mecenate fu peraltro un intervento non procastinabile in una città che nel volgere di pochissimi anni era cresciuta a dismisura, tanto che nel primo secolo d.C. sulla cima del Fagutale, del Cispius e del Oppius si addensavano oltre 3800 insulae e 380 domus.
La costruzione ritrovata fu interpretata come un auditorium o un odeon in cui il potente amico di Augusto riuniva il circolo di amici e letterati; l'interpretazione sembrava giustificata dalla presenza di una cavea disposta intorno ad uno spazio centrale come si vedevano negli atheneum greci in cui lo spazio centrale veniva occupato da chi leggeva mentre intorno si affacciavano dei gradoni dove l'uditorio poteva sedere ed ascoltare. Un altro elemento poi sembrava avvalorare la tesi che fosse un auditorium: nell'ambiente fu ritrovata un'iscrizione con due versi di Callimaco incui si fa riferimento al convito. L'ambiente, costruito parzialmente ipogeo, poteva essere una cenatio utilizzata nei mesi estivi dov,e al riparo dalla calura, si poteva incontrarsi mangiare e declamare versi o assistere a spettacoli. Tuttavia durante lo scavo furono poi ritrovate delle fistule acquarie, ovvero dei tubi dove correva l'acqua che, dopo essere fatta arrivare fino in cima alle gradinate coperte dall'abside, scorreva lungo dei canaletti verso il basso per poi essere raccolta da un canale posto al centro della costruzione che si rivelava così un ninfeo triclinio sul tipo di altri di età augustea come quello di Bacoli o quello ora sommerso di Punta Epitaffio a Baia ed anche la Grotta Matromania a Capri. Questa similitudine con altre ville che furono nella disponibilità di Tiberio alla pari degli Horti Maecenatis sull'Esquilino – lasciati in eredità ad Augusto ed entrati quindi nel demanio imperiale -, ha indotto alcuni studiosi a supporre che la costruzione sia in realtà stata voluta da Tiberio che in questa area abitò quando rientrò dall'esilio volontario a Rodi.
Questa teoria sembrerebbe confermata dalla decorazione ad affresco delle nicchie o finte finestre poste in alto lungo le pareti che chiudevano il ninfeo sui tre lati, uno stile decorativo di cui il primo esempio, secondo gli studiosi potrebbe essere stato il famoso triclinium invernale della villa Ad gallinas albas di Livia. La moda delle pitture di giardino è attestata da Plinio il Giovane che così descrive la stanza di una sua villa suburbana: … un cubiculum [camera da letto], avvolto di verde e d’ombra da un platano che gli sta vicino, e con lo zoccolo rivestito di marmo; né meno leggiadra del marmo è la pittura, che mostra fogliami popolati d’uccelli … ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 18/02/2020)




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